Nel segno del Tau, un Cantico di Pace

Nel segno del Tau, un Cantico di Pace

In occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, gli Infioratori di Spello, espressione di una delle più suggestive tradizioni artistiche e popolari dell’Umbria, rendono omaggio al Santo attraverso il linguaggio che da secoli caratterizza la loro arte: quello dei fiori, della natura e della bellezza effimera.

L’infiorata, realizzata dall’Associazione Le Infiorate di Spello, porta sul prato della Basilica Superiore non soltanto il sapere e la tradizione di una comunità, ma anche un patrimonio culturale profondamente legato all’identità dell’Umbria, terra di Francesco e luogo nel quale il rapporto tra spiritualità, uomo e natura ha trovato una delle sue espressioni più alte e universali.

L’opera vuole essere un omaggio al messaggio di Francesco e alla sua straordinaria capacità di riconoscere, in ogni elemento del creato, il riflesso di una medesima origine e il vincolo di una fraternità che unisce l’uomo, la natura e Dio. Una visione che gli infioratori traducono attraverso petali ed elementi vegetali, facendo della materia stessa del creato lo strumento con cui raccontare, attraverso immagini e colori, il Cantico delle Creature.

L’infiorata nasce e acquista il suo significato più profondo proprio nel luogo che la accoglie. Il Tau e la parola PAX, già presenti sul prato della Basilica Superiore di San Francesco, non vengono riprodotti con i fiori, ma diventano parte integrante della composizione: elementi reali con i quali l’opera entra in dialogo, trasformando lo spazio stesso in parte del racconto.

Al centro la raffigurazione del volto di Cristo intimamente unito alla Terra e all’intera Creazione. Il mondo non è rappresentato come qualcosa di distante dall’uomo, ma come una realtà viva, avvolta e attraversata da un unico movimento che lega cielo e terra, umanità e natura.

Ai lati, il Sole e la Luna con le stelle richiamano idealmente le parole del Cantico delle Creature: frate Sole e sora Luna e le stelle. Il giorno e la notte, la luce e l’ombra, nella loro complementarità, diventano immagine dell’intero creato che Francesco riconosce come una grande famiglia, nella quale ogni creatura possiede dignità perché partecipe dello stesso dono della vita.

La colomba introduce nel racconto il segno della pace e dello Spirito, mentre il movimento che attraversa le figure e avvolge la Terra suggerisce un legame che supera confini, differenze e distanze: tutto è connesso, tutto è chiamato alla fraternità.

Su questa visione si innesta il Tau, segno profondamente legato a San Francesco, che attraversa idealmente il cuore della composizione e ne diventa l’asse. Dalla Croce, attraverso Cristo, lo sguardo discende verso la Terra, il creato e l’umanità, fino a incontrare la grande parola già impressa nel prato: PAX.

È qui che il racconto trova il proprio compimento.

La pace non è rappresentata soltanto come assenza di conflitto, ma come conseguenza di una ritrovata armonia: pace con Dio, pace tra gli uomini, pace con il creato. È il messaggio francescano che, a ottocento anni dalla morte del Santo di Assisi, conserva intatta la propria forza e continua a parlare all’uomo contemporaneo.

A dare forma a questo messaggio saranno gli Infioratori di Spello, custodi di una tradizione nella quale fede, arte e natura si incontrano da secoli. Una tradizione nata e cresciuta nel cuore dell’Umbria che, attraverso l’arte effimera dei fiori, è divenuta nel tempo espressione di un patrimonio culturale capace di raccontare il legame profondo di questa terra con la bellezza, la spiritualità e la natura.

Le Infiorate di Spello affondano infatti le proprie radici in una consuetudine documentata fin dal 1602, sviluppatasi nel tempo fino a trasformare il semplice gesto di spargere fiori lungo il percorso del Corpus Domini in una vera e propria forma di arte effimera. Un sapere tramandato attraverso le generazioni, nel quale la creatività artistica si unisce alla conoscenza dei fiori, alla ricerca dei colori e alla paziente lavorazione della materia vegetale.

Portare questa arte ad Assisi, nel luogo universalmente legato alla figura di Francesco, assume quindi un significato particolare. Gli infioratori non utilizzano semplicemente i fiori per rappresentare il creato: è il creato stesso, attraverso i suoi colori e la sua materia, a diventare linguaggio artistico. Petali, foglie ed essenze vegetali vengono raccolti, selezionati e pazientemente composti per dare vita a un’opera destinata, per sua stessa natura, a non durare.

Ed è proprio nella sua fragilità e temporaneità che l’infiorata incontra forse uno degli aspetti più profondi della sensibilità francescana: la bellezza nella semplicità, la grandezza nelle piccole cose, il rispetto della natura e la consapevolezza che ciò che ci è donato non ci appartiene per sempre, ma ci è affidato perché venga riconosciuto, amato e custodito.

Per gli Infioratori di Spello, realizzare quest’opera sul prato della Basilica Superiore nell’anno dell’ottavo centenario significa dunque mettere la propria tradizione e il proprio sapere al servizio di un messaggio che supera il valore puramente artistico dell’infiorata. Ad Assisi essi portano con sé non soltanto l’identità della propria comunità, ma un patrimonio che appartiene all’Umbria, terra che ha dato i natali a Francesco e nella quale il suo messaggio continua a vivere nei luoghi, nel paesaggio, nelle tradizioni e nelle comunità.

È un gesto collettivo, costruito attraverso il lavoro e la partecipazione di una comunità, nel quale migliaia di petali, singolarmente fragili, concorrono insieme alla creazione di un’unica immagine: quasi una metafora di quella fraternità universale alla quale Francesco continua a richiamare l’umanità.

Tra il Tau e PAX, i fiori degli Infioratori di Spello diventano così un nuovo Cantico delle Creature: un canto che nasce dal cuore dell’Umbria e che, da Assisi, vuole parlare al mondo di fraternità, di custodia della Terra e di quella pace che nasce quando l’uomo torna a riconoscersi parte, e non padrone, del creato.